giovedì 9 maggio 2013

DERBY di COPPA ITALIA. Ecco il piano SICUREZZA



RASSEGNA STAMPA SS LAZIO – Un appuntamento di quelli da bollino rosso. Come riporta leggo.it, il derby di finale, quello che il 26 maggio assegnerà la coppa Italia, mette paura. Per questo motivo ilQuestore Fulvio Della Rocca ha già iniziato da una settimana aprogrammare il piano sicurezza. Le avvisaglie non sono delle migliori: nelle ultime due partite di campionato, infatti, le due curve si sono beccate a distanza con striscioni poco simpatici. Per questo motivo la Digos sta visionando i filmati di Lazio-Bologna (giocata domenica) e Roma-Chievo (disputata martedì sera) per individuare gli autori. Ma il monitoraggio è costante e continuo in tutti gli ambienti ultras: dalle radio ai siti internet. Il controllo delle frange più ostili delle tifoserie romane verrà incrementato nei prossimi giorni. Ma non solo: Della Rocca, che finora ha sempre messo a punto delle contromosse adeguate ad ogni situazione a rischio nei derby passati, ha intenzione di coinvolgere anche i capi delle due curve e i due club romani per trovare un aiuto ed evitare la blindatura della zona attorno allo stadio Olimpico.
Quello che si vuole evitare ad ogni costo sono gli episodi di guerriglia urbana che nell’ultima stracittadina hanno guastato il post e pre-partita. Per questo non saranno tollerati episodi di violenza o provocazioni: in campo ci saranno circa tremila uomini, un numero di forze dell’ordine mai visto per una partita di calcio a Roma. È stato chiesto l’ausilio anche di poliziotti carabinieri da Toscana e Campania. Naturalmente quello che più preoccupa è la fase del post-gara, quando i vincitori si riverseranno in città per festeggiare. Qui, oltre al Questore, è stato chiamato in causa anche il Comune:le Ztl del centro storico saranno chiuse a partire dalle 19. Ai varchi elettronici saranno messi i vigili urbani per vietare l’accesso anche ai motorini. Sarà consentito lo sfogo dei vincitori al Circo Massimo (anche se la Sovrintendenza già sta dando in escandescenza). Naturalmente i poliziotti avranno la consegna di supervisionare le vie più importanti del centro per evitare i saccheggi alle vetrine, cosa che nelle passate edizioni della coppa Italia è stata un’abitudine consolidata.

lunedì 22 aprile 2013

Muore tifoso romanista dopo la partita col Pescara

romanisti
Al termine di 
Roma-Pescara un tifoso della Roma si è sentito male ed è morto. Secondo quanto riportato da Roma Channel hanno provato a curarlo fino a qualche minuto fa con massaggi cardiaci e con il defibrillatore, ma purtroppo è deceduto. Il tifoso, sugli 80 anni, stava assistendo all’incontro intribuna Monte Mario. Sempre attraverso il canale tematico giallorosso è circolata la voce circa un ritardo dell’arrivo del defibrillatore, ma la Roma smentisce ribadendo che i soccorsi sono stati immediati.

mercoledì 10 aprile 2013

Tutto il mondo celebra il capolavoro di “Disegnello”



La lazialità. Un simbolo, un’idea, il senso dell’appartenenza dal 1900. E una passione tramandata di padre in figlio. Quella coreografia, esposta dalla Curva Nord prima dell’inizio del derby con la Roma, ha fatto venire i brividi. Bella, bellissima, stupenda. Perché il calcio spesso ci porta lontano, a raccontare tensione, scontri e guerriglie. E’ stato così anche domenica a Ponte Milvio, un paio d’ore prima della partita. Ma all’interno dello stadio Olimpico è stato solo spettacolo. E nel derby delle coreografie s’è distinta la Curva Nord. Con un’immagine nobile, di sentimenti, un gesto garbato e affettuoso che ci riporta alla vita, all’amore per la famiglia e per i propri figli. Quell’allenatore, un signore con i capelli brizzolati, che si china per allacciare gli scarpini a un bambino con maglietta e pantaloncini della Lazio ha fatto venire in mente Tommaso Maestrelli e il povero Maurizio, scomparso poco più di un anno fa. Potevano essere loro ed è già stato bello che tutti o quasi ci pensassero, anche Massimo, l’altro figlio di Maestrelli che era davanti al televisore ed è rimasto senza fiato guardando quel disegno. «Non so se volessero rappresentare mio padre con mio fratello, ma vedere quella scritta e quell’immagine mi ha quasi sconvolto» ha raccontato la scorsa notte.
PASSIONE - In realtà quel disegno era dedicato a un’idea, alla passione per la Lazio trasmessa dai genitori ai figli e sintetizzata dallo striscione esposto in Curva Nord. «Dal 1900 la squadra dei padri, la fede immortale!». Fabrizio Piscitelli, uno dei leader dei vecchi Irriducibili, ieri ha spiegato e raccontato. «Volevamo rappresentare la tradizione, la lazialità, con una bella immagine». Non è la prima volta che la Curva Nord si distingue. Hanno raccolto gli applausi, hanno colto nel segno, realizzando un capolavoro artistico dal profondo significato. «Negli ultimi tempi siamo finiti nel mirino e spesso siamo stati criticati, questa era una risposta. Vorremmo essere ricordati anche per le cose belle che facciamo» ha aggiunto Diabolik.
TELA - Un quadro dipinto dalla stessa mano ispirata che aveva tratteggiato il volto di Gabbo, Gabriele Sandri, il tifoso della Lazio ucciso in autostrada dal colpo di pistola di un poliziotto nel 2007. Si tratta di Massimo, in arte Disegnello, secondo il soprannome che da tempo gli è stato dato in Curva. Lui ha già fatto tante coreografie, questa era l’ultima di una serie lunga vent’anni. Disegnello ha impiegato solo due giorni per realizzarlo, ma l’impegno profuso con Francesco Cuomo, Diabolik e tutti gli altri ragazzi della Curva Nord è stato enorme, come al solito. Venti latte di vernice, 1300 metri quadrati di tela. Due giorni per il disegno, ma prima c’è stata la ricerca della stoffa e poi il tempo per cucire uno striscione lungo 45 metri e alto 35. Lavoro e soldi, perché quel disegno è costato 2500 euro di materiali. Una bellissima immagine che verrà ricordata tra le più emozionanti di sempre nella storia del derby.
GENERAZIONI - L’idea iniziale, sempre nel tentativo di ancorarsi alla tradizione e alla storia della Lazio, era un’altra. Disegnare quattro facce o mezzi busti, identificando il passaggio da una generazione all’altra, dall’anno 1900 ai giorni nostri. Sarebbe servito più spazio, con uno striscione lungo 35 per 45 metri si rischiava di perdere efficacia nel disegno. Così è venuto fuori quel signore che allaccia gli scarpini al figlio. Immagine tratta dalla foto di un campo inglese. Chapeau agli artisti della Curva Nord. (fabrizio patania Corriere dello Sport )

sabato 6 aprile 2013

EXTRA LAZIO - Redknapp difende Di Canio, "Fascista quando vi pare"

EXTRA LAZIO - Redknapp difende Di Canio, "Fascista quando vi pare"




FASCISTA SI', FASCISTA NO -
 « Sarei un bugiardo se vi dicessi che Di Canio è un fascista oppure no, ma mi dispiace: sono una persona educata e chiedo alle persone delle loro convinzioni politiche. Non so cosa sia Paolo, di sicuro però non è un razzista e questo è importante. Del resto non ho mai parlato con lui di queste cose e non sapevo che le nostre visioni politiche fossero differenti come dicono. Nessuno ne ha mai parlato fin quando non è arrivato al Sunderland, pare. E' venuto fuori tutto adesso. Perchè nessuno ne parlava quando era allo Swindon? Perchè solo ora? Perchè nessuno ha scritto di questa cosa ai tempi dello Swindon? Semplice, perchè quando era allo Swindon questa cosa non vendeva giornali ».

giovedì 4 aprile 2013

Fenerbahce-Lazio, probabili formazioni



Lazio - Petkovic ha provato il 4-4-1-1. Davanti a Marchetti, la coppia centrale sarà presumibilmente composta da Cana e Ciani, con Radu confermatissimo sull'out di sinistra. Per quanto riguarda il ruolo di terzino destro, Gonzalez è nettamente favorito su Lulic. Se avrà la meglio proprio l’uruguayano, a centrocampo Eddy Onazi partirà dal primo minuto. L'altro ballottaggio invece riguarda Ledesma e Hernanes, con il primo in leggero vantaggio. Sull’out di destra spazio a Candreva, mentre Lulic agirà a sinistra. Ederson si muoverà da trequartista alle spalle di Kozak. Partono dalla panchina Mauri e Klose. 

PROBABILI FORMAZIONI 

FENERBAHCE (4-3-3): Volkan Demirel; Gonul, Irtegun, Yobo, Ziegler; Topal, Meireles, Cristian; Kuyt, Sow, Webò. A disp.: (Gunok, Korkmaz, Sahin, Erkin, Topuz, Stoch, Senturk) All. Kocaman 

LAZIO (4-4-1-1): Marchetti, Gonzalez, Cana, Ciani, Radu; Candreva, Ledesma, Onazi, Lulic; Ederson; Kozak. A disp.: (Bizzarri, Biava, Mauri, Crecco, Hernanes, Rozzi, Klose) 

Arbitro: William Collum (SCO)

mercoledì 3 aprile 2013

Il caso. Di Canio “don’t badogliate”. Coerente difende le sue idee: “La mia vita parla per me”



“Io credo che ciò che conta nella vita sono i fatti. La mia vita parla per me”.
 Paolo Di Canio non ha nel suo vocabolario il verbo “to badogliate”. Non ha nulla da rinnegare. Nessuna abiura per il neo manager del Sunderland che ha così spento, nella conferenza stampa ufficiale di presentazione, la tempesta in un bicchier d’acqua scatenata dall’ex ministro laburista David Miliband, dimessosi da vicepresidente del club “alla luce delle vecchie dichiarazioni” politiche dell’ex laziale. Del resto Miliband è solito lanciare la spugna: pochi giorni prima si era dimesso da parlamentare per andare a dirigere una ong a New York.
Di Canio, ingaggiato dal Sunderland per l’ultimo spezzone di stagione, non ha ritrattato i giudizi storici espressi in passato sulla destra e sul fascismo, ma ha chiesto di essere giudicato per i risultati sportivi: ”Quando mi hanno chiamato ho sentito il fuoco in pancia e sarei venuto a nuoto fin qui per assumere questo incarico – ha raccontato  -. Con la mia energia sono certo che possiamo fare qualcosa di buono nelle restanti sette partite. Spero che il mio modo di intendere il calcio restituisca fiducia alla squadra. I giocatori devono lottare per la maglia, sudare e versare sangue per il club. È importante che i tifosi siano felici della propria squadra e spero di riuscirci. Tutti lavoreremo per ottenere lo stesso obiettivo. Ma adesso voglio fare un passo alla volta, e pensare al Chelsea”. Di contro bisogna tenere conto che il calcio inglese è attraversato da una costante ipersensibilità per il politicamente corretto che avrà anche radici storico-culturali, ma nel caso in questione appare plausibile una strumentalizzazione per secondi fini (visibilità politica) della biografia dell’allenatore romano.
Qualche anno fa l’ex campione di Juventus, West Ham e Lazio si è così definito: “Deve essere la coerenza la mia vera colpa. Una coerenza nei confronti di idee scomode per tanti. Altrimenti non capisco perché io dovrei essere il Male mentre giocatori che non prendono posizioni e poi si schiantano ubriachi contro un cassonetto sono solo “giovani protagonisti di una bravata”. Io sono di destra, destra sociale per l’esattezza, ma al contro di quello che può pensare la gente schiava di una comunicazione corrotta e inquinata non vado in giro con il bastone a picchiare le persone di colore. Conosco tanta gente con la pelle diversa dalla mia, ho vissuto otto anni in Inghilterra che è uno dei paesi più multietnici del mondo, non posso essere razzista. Io sono un buon marito, un padre attento, un uomo rispettoso del prossimo e un grande lavoratore. E sono di destra. Per l’opinione pubblica invece sembra che le mie ideologie contino più della mia onesta condotta morale. Me ne frego. Io non ho mai fatto nulla di cui le mie figlie possano vergognarsi e credo che questo sia più importante di ogni altra cosa”.
Sulle idee di Paolo Di Canio si espresse così Sandro Curzi, giornalista comunista, storico direttore del Tg3 ai tempi definito TeleKabul: “Di Canio non ha mai fatto mistero delle sue convinzioni politiche, e io apprezzo sempre chi si schiera apertamente e non nasconde le proprie idee. Piuttosto mi sembra che tutto quello che faccia venga sempre troppo criticato e censurato. Ognuno fa il saluto che vuole, l’importante è che sia una persona leale”.

sabato 30 marzo 2013

LE PAGELLE DI LAZIO - CATANIA: SUPER CANDREVA, EDERSON NON è DA MENO!




LAZIO (4-1-4-1)
MARCHETTI 6 - Interventi, quasi niente. Se non fosse per la rete di Izco, la prestazione del portierone laziale sarebbe da ascrivere al più rassicurante anonimato. Nel battibecco finale rimedia un’ammonizione: in vista del derby, meglio a lui che a uno dei diffidati.
GONZALEZ 6,5 - Il premio speciale “Mister, dimmi dove devo giocare e lo faccio” va al Tata. Rientra dall’Uruguay – non per colpa sua – praticamente due minuti prima della partita, ma Pereirinha s’infortuna e Petkovic lo chiama agli straordinari. Fosse per lui si lancerebbe in avanti a dar man forte ai compagni, ma il Papu Gomez gli suggerisce maggior cautela difensiva.
BIAVA 6 – “Domani gioco al 99,9%”: il suo pronostico della vigilia si è rivelato azzeccato. Le condizioni del numero 20 non sono però ottimali e si vede: gli angoli regalati agli avversari per rinvii svirgolati non sono da lui. Meglio considerarlo un rodaggio in vista di Fenerbahce e derby.
CANA 6,5 - Sempre più difensore, giocare davanti a Marchetti lo fa sentire a suo agio. E’ in forma, si lancia anche in attacco alla ricerca del gol: solo la traversa gli strozza in gola l’urlo della marcatura personale.
RADU 6,5 - Prestazione di solito e solido contributo, non riesce a sventare il fattaccio in occasione del gol di Izco. Partecipa alla riscossa del secondo tempo da protagonista, “l’assist” per l’autogol di Legrottaglie porta in calce la sua firma. Nel finale getta nell’apprensione Petkovic e tutti i tifosi: il bisticcio con gli avversari poteva costargli un pericoloso giallo, ma la diffida non si tramuta in squalifica.
LEDESMA 6,5 - Soffermarsi sul suo apporto in fase di costruzione ne limiterebbe il giudizio. Contro un avversario che fa della ripartenza e delle folate improvvise l’arma prediletta, però, il suo schermo davanti alla difesa è tanto oscuro quanto fondamentale.
CANDREVA 7 - Parte a razzo fin dalle prime battute, ha il piede chiaramente caldo. La sua manovra è, in alcuni frangenti, anche disordinata, ma la spinta propulsiva è sempre costante. E poi realizza il rigore decisivo per la vittoria, che non è mai poco.
ONAZI 6,5 - Con Gonzalez chiamato a fare il terzino, Eddy titolare è una conseguenza logica. Dinamismo e un pizzico d’iniziativa accompagnano la prestazione del nigeriano: la clamorosa occasione non finalizzata da Saha nasce tutta da una percussione del giovane campione d’Africa. Nella ripresa, Petkovic ricerca maggior peso offensivo e lo sostituisce con Ederson.
63′ EDERSON 7 - Esibirsi nel proverbiale senno di poi non costa nulla: se Petkovic avesse potuto contare sempre sul brasiliano, chissà quanti partite in più avrebbe vinto la Lazio. L’ex Lione entra in campo consapevole del suo strapotere tecnico, suona la carica con le sue cavalcate, marchia a fuoco il risultato: suo il rigore vittoria conquistato.
HERNANES 6 - Il ritorno nella Selecao come cura ricostituente: il brasiliano appare in palla, serve i compagni, tenta il dribbling. Non è ancora il funambolo risolvipartite di inizio stagione, ma è tornato a giocare con la testa alta e gli occhi rivolti verso l’area avversaria.
75′ KLOSE 6 - Il senza voto sarebbe più realistico, ma il solo fatto di rivederlo in campo merita la sufficienza. Anzi, sembra quasi che basti rivederlo con la maglia addosso per far sì che la Lazio vinca. Fenerbahce e Roma, il cecchino si prepara a riaggiustare la mira.
LULIC 6 - Ormai è assodato, il bosniaco assomiglia sempre di più al vecchio, caro Orient Express dello scorso anno. La presenza di un’unica punta, per di più non di peso, come Saha ne limita il contributo sui cross. Non risulta tra i protagonisti della vittoria, ma la sua gara è abbondantemente sufficiente.
SAHA 5,5 - Il debutto del francese dal primo minuto ha un titolo: “Come un gol mancato può cambiare tutto”. L’incredibile occasione capitata sui suoi piedi, a un centimetro dalla linea di porta, poteva bagnare la prima da titolare con una rete pesantissima. Un pizzico di lentezza e il piede d’appoggio che cede lo costringono invece a mettersi le mani nei capelli. Non ha le gambe per poter rientrare e aprire spazi, avrebbe avuto bisogno di una punta in appoggio.
63′ KOZAK 6 - Rileva Saha, lui che sembrava dovesse partire titolare, e partecipa alla rimonta. Manca la zampata davanti alla linea di porta, contribuisce a pungolare nel fianco la difesa etnea.
All. PETKOVIC 6 - La formazione che manda in campo dal primo minuto è enigmatica nei suoi equilibri: Gonzalez terzino, Biava ancora acciaccato, Saha unica punta. Il francese, in particolare, non garantisce il dinamismo necessario per poter giocare senza partner accanto. Ecco allora che i cambi nella ripresa, Ederson in testa, sono terribilmente azzeccati: i tre punti conquistati oggi e il recupero degli infortunati dovrebbero farlo tornare a lavorare con più serenità.
CATANIA (4-3-3) - Andujar 6; Alvarez 5,5, Legrottaglie 5,5, Bellusci, 6 Marchese 6,5; Izco 6,5, Lodi 5,5, Biagianti 5,5 (85′ Doukara sv); Barrientos 6, Bergessio 6, Gomez 6 (78′ Castro sv). All. Maran 5,5