giovedì 1 marzo 2012

Palla a Klose, stop, tiro e apoteosi... Miro riassapora il derby e carica: "Uniti e compatti possiamo vincere contro la Roma e puntare al terzo posto"



Fonte: MarcoValerio Bava-Lalaziosiamonoi.it
© foto di Federico Gaetano
Miro Klose e il derby, un feeling sbocciato in una notte di primo autunno, al minuto 93 di una partita che sembrava stregata. Il tedesco venuto da Monaco, ci voleva lui  per scacciare un tabù che rischiava di diventare "obsessione". Per dirla alla Mourinho. E invece lui, il Panzer, ha fatto saltare il banco quando ormai la partita sembrava morta. Ha stoppato il pallone (con i fiocchi), datogli da Matuzalem, con glaciale naturalezza e ha beffato il malcapitato Stekelnburg con un tocco letale, chirurgico, devastante nella sua leggerezza. Con la palla nel sacco, è corso verso la bandierina, braccia larghe e sorriso stampato sul volto, lo sfondo è una Tevere impazzita e gli avversari con le mani nei capelli. Quei secondi di libidine solitaria, di autocompiacimento più che giustificato, sono  durati poco perchè poi su di lui sono franati più o meno tutti, in particolare Reja, conscio di aver cancellato, finalmente, una macchia che si portava avanti da quattro derby. Sono passati quattro mesi e mezzo da quella notte di primo autunno, le cose sono cambiate. Cisse non c'è più, forse anche perchè in quella sera di ottobre a lui era toccato inveire contro una sorte beffarda, che gli aveva negato un gol fantastico, facendo terminare sul palo una conclusione al volo di rara bellezza.  La Lazio dovrà fare a meno anche di Rocchi e Brocchi due che il derby lo vivono e lo sentono come pochi, dovrà fare a meno di Lulic, lui che con la stracittadina di andata conquistò tutti giocando una ripresa da applausi. Ma potrà contare su Klose, lui che il derby l'ha deciso subito, al primo tentativo. Miro è di ferro, la botta rimediata ieri sera da Cabaye in Germania-Francia, non l'ha scalfito, contro la Roma sarà al suo posto al centro dell'attacco. "Solo una botta, non c'è problema per domenica", ha detto in conferenza stampa. L'affetto dei tifosi nei suoi confronti è dilagante e certo che quel gol al 93' deve aver dato una grossa mano a gonfiare d'amore il cuore della gente nei confronti di Miro, ma non è solo quello. Klose è amato e rispettato perché la Lazio l'ha rispettata lui per primo. Si è calato nella nuova realtà con umiltà sorprendente, mettendosi semrpe al servizio di squadra e tecnico, giocando per il collettivo e non per sé stesso. Non si considera una stella, ma è a tutti gli effetti la punta di diamante di una squadra che trova in lui la sua bocca da fuoco. "Non mi sento una star ma faccio parte di un gruppo". Klose è così. L'aneddoto che lo dipinge impegnato nel raccogliere i palloni al termine di un allenamento con la Primavera è ormai noto e dà la dimensione dell'uomo, prima che del calciatore. Se il tifoso laziale porta la mente a domenica e pensa a Klose trova per un attimo un senso di tranquillità, quella che ti dà la consapevolezza di schierare in squadra un campione di primo livello, un gigante del calcio mondiale. Miro c'è, qualcuno temeva che la contusione rimediata in nazionale potesse fermarlo. Macché. La Roma è alle porte, manca davvero un soffio al derby, Klose confida nella Lazio, nei suoi compagni, quelli che fino ad ora stanno firmando un campionato di primissimo livello. "E' una partita importante, quindi penso che se ognuno farà il suo dovere ce la faremo. Dovremo essere uniti e compatti per cercare di portare a casa la vittoria". Mentalità tedesca, ognuno al suo posto, ognuno con il suo compito: coesione e volontà, un blocco unico per opporsi all'avversario, per sopraffarlo e batterlo. I tre punti sarebbero un propulsore potente nella corsa al terzo posto, a quello che è il sogno di un gruppo che insegue la Champions dallo scorso anno. La grande differenza rispetto alla passata stagione si chiama proprio Klose, una manna vera per Reja, un cecchino da 13 gol in 23 presenze. "E' importante essere consapevoli di dover mantenere il terzo posto, manca tanto ma faremo di tutto per rimanere lì". La corsa Champions passa inevitabilmente anche dal derby, vincerlo significherebbe allungare il passo in modo deciso. Klose risponde presente, non può mancare. Sul suo calendario il 4 marzo è cerchiato di rosso già da tempo. Il derby è una battaglia, la più affascinante, la Lazio ha bisogno del suo Panzer.

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