venerdì 13 luglio 2012

Legge sugli stadi, oggi l'ultimo atto?



di Stefano Greco

Camera dei Deputati, ore 13,45. L’appuntamento è fissato. Dopo anni d’attesa, questo potrebbe essere il grande giorno per l’approvazione di quella “Legge sugli stadi” che tutti in Italia stanno aspettando come manna dal cielo, come una sorta di panacea per guarire tutti i mali del calcio italiano. Tutti, meno quello che per anni ha invocato questa legge, ovvero Claudio Lotito.

Il testo definitivo (Ac 2800), approvato all’unanimità dalla Settima Commissione permanente del Senato (estensori Giorgetti, Ciocchetti, Frassinetti, Lolli e Conte, relatore Barbaro), infatti, non ha modificato la parte relativa all’abolizione o al superamento in sede di Conferenza di Servizi dei vincoli esistenti sui terreni indicati al comune da chi vuole costruire uno stadio. Al punto 3 dell’art. 3 del testo di legge, infatti, il legislatore oltre a stabilire i tempi massimi per l’approvazione del progetto da parte del Comune (massimo 90 giorni) e per l’avvio della Conferenza di Servizi “al fine di approvare le necessarie varianti urbanistiche e commerciali e per conseguire l'effetto di dichiarazione di pubblica utilità e di indifferibilità ed urgenza delle opere”, ribadisce che “Resta ferma, ove prevista, l'applicazione della disciplina in materia di valutazione di impatto ambientale e di aree naturali protette”.

Niente nuovi stadi, quindi, in terreni con vincoli geologici, archeologici o a rischio esondazione. Quindi, visto che tutti e tre questi vincoli pendono sui terreni che gli stanno tanto a cuore, niente stadio nella zona della Tiberina indicata da Claudio Lotito. Lo stadio si potrà fare, il Comune sarà obbligato a dare il via libera (se tutto l’incartamento è in ordine, compreso studio di fattibilità corredato degli elaborati grafici e cartografici e delle relazioni necessarie) entro 180 giorni dalla presentazione del progetto. Quindi, al massimo entro due anni dalla data in cui saranno presentate le richieste le società potranno avere nuovi impianti di proprietà da mettere a patrimonio e da utilizzare per incrementare le entrate. La Roma, ad esempio, ha già scelto i nuovi terreni (lo stadio con annessi e connessi lo realizzerà Parnasi, noto costruttore di fede giallorossa), la stessa cosa vale per Inter, Udinese, Palermo, Cagliari e Siena, mentre la Lazio è ferma all’intenzione di Lotito di realizzare la sua mega-speculazione su quei terreni sulla Tiberina che oggi saranno dichiarati praticamente inutilizzabili dalla nuova legge. E questo nonostante tutti i tentativi fatti da Lotito in questi anni per convincere i membri delle commissioni a venire incontro alle sue richieste, nonostante tutti i tentativi fatti di impantanare la legge con veti incrociati da parte di politici amici e utilizzando quel mandato che gli era stato affidato dalla Lega Calcio di interlocutore con il Parlamento per l’estensione del testo della nuova “Leggi sugli Stadi”. Tentativi inutili, perché alla fine nessuno dei firmatari del testo si è voluto esporre al rischio di agevolare con questa legge una mega-speculazione tale da far impallidire quella operata in occasione di Italia ’90. Ma, soprattutto, di aprire la strada ad una sorta di costruzione selvaggia in tutti i comuni d’Italia con la scusa degli stadi, scavalcando vincoli e piani regolatori.

Tentativi che sono serviti solo a rallentare l’approvazione di un testo che oggi dovrebbe diventare finalmente legge. A meno di ulteriori colpi di scena.

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