
Come abbia fatto due giorni fa a togliere quel colpo di testa di Vidal dalla riga di porta lo sa solo lui. E' stata una parata magnifica, incredibile, oseremmo dire quasi "assurda", nel senso buono: perché se è facile esaltarsi ed emozionarsi di fronte a una grande giocata di un attaccante, più difficile è farsi venire la pelle d'oca per un super-intervento di un portiere, e, soprattutto, ricordarsene anche due ore dopo la partita. La tendenza comune - e ci mancherebbe anche che non fosse così - tende a portare sull'altare i fuoriclasse, quelli che risolvono la partita con un lampo di genio e un eurogol che verrà poi mostrato fino alla nausea anche trent'anni dopo sui canali "Classic": dei portieri ci si ricorda di meno, dimenticandocene, e dimenticandosi, che spesso è stata una grande parata a evitare proprio quell'eurogol.
Dimenticato, già, come Federico Marchetti, passato dalle stelle alla polvere nel giro di un'estate, ridotto al rango di reietto e costretto a passare attraverso un lungo Purgatorio per trovare una redenzione di cui non aveva bisogno. Esploso a Cagliari, nell'estate del 2010 trova la sua consacrazione ricevendo la chiamata di Lippi per i Mondiali di Sudafrica: la sorte vuole che indossi anche la maglia da titolare, causa un infortunio occorso a Buffon. Difendere i pali della squadra campione del mondo: sembra un sogno, tramutatosi però in un incubo.
Marchetti gioca un Mondiale pessimo, così come l'intera formazione azzurra, giunta ormai alla fine del ciclo di Germania '06: in più, quando torna in patria, si vede accantonato da Cellino, che non gradisce una sua frase sulla possibilità di un futuro professionale altrove. L'incubo diventa sempre più buio, con l'allontanamento ai margini della rosa, scavalcato da Agazzi e Pelizzoli. Il tunnel si apre il 5 luglio 2011, quando viene ceduto alla Lazio: Marchetti ha già 28 anni, è nel pieno della sua maturità fisica e mentale, ma, nel complesso, si tratta di una scommessa, essendo stato fermo per tutta la stagione. Una scommessa vinta, con gran strombazzare di fanfare.
Dopo l'ottima scorsa stagione, quest'anno ha mantenuto la porta biancoceleste inviolata in 13 occasioni nelle 21 partite disputate tra campionato e coppa. Vero che nel giro di pochi mesi la mano di Petkovic ha trasformato profondamente il gruppo rendendolo una serie pretendente per lo scudetto, ma un dato del genere è da interpretare andando oltre ai semplici numeri: Marchetti è diventato un portiere forte, fortissimo, forse non ancora fuoriclasse, ma poco ci manca. Già estremamente reattivo e spettacolare tra i pali, ha raggiunto una grande sicurezza tecnica e mentale in tutti gli aspetti del gioco, uscite comprese, dove riesce a trasferire la stessa sicurezza a una difesa non sempre impeccabile. E Prandelli se n'è accorto, eccome, tanto che parrebbe pronto a ridargli la Nazionale in occasione dell'amichevole in programma contro l'Olanda ad Amsterdam il prossimo 6 febbraio, quella Nazionale in cui ha già registrato 8 presenze, un ciclo però interrottosi bruscamente dopo l'estate 2010.
Marchetti davanti a Buffon? Sei mesi fa, una frase del genere sarebbe stata bollata immediatamente come eresia, ora, invece, potrebbe anche far riflettere. Nel giro azzurro, il portiere della Lazio ci sta eccome, anche davanti a De Sanctis e Sirigu, rispettivamente secondo e terzo dell'estremo bianconero. A quasi 35 anni, Buffon è sicuro di averne ancora un paio ad alto livello, poi qualcosa dovrà cambiare. Marchetti è lì, già pronto da tempo, a conferma del grandissimo valore della nostra scuola di portieri, in un certo senso anche la sua sfortuna. Perché c'è un altro estremo difensore che sta crescendo paurosamente con un'altra maglia bianca e azzurra. Mattia Perin.
di Daniele FANTINI
Scritto da Eurosport
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