domenica 4 marzo 2012

Fermarsi un attimo, uno sguardo alla settimana passata, sorridere... la Lazio è padrona di Roma... Reja: "Questa gente mi porta in Paradiso"


Fonte: Luca Capriotti-Lalaziosiamonoi.it

© foto di Alberto Fornasari
Fermatevi solo un attimo, pensateci, guardate alla settimana appena trascorsa, e sorridete. Siamo padroni di Roma.
Rimaniamo cosi, il carretto passava e quell'uomo gridava gelati, al 21 del mese i nostri soldi erano già finiti, io pensavo a mia madre e rivedevo i suoi vestiti, il più bello era nero coi fiori non ancora appassiti, fuori dal tempo e dallo spazio per un solo attimo, dopo la fine della partita delle partite. «È una buona domenica, grazie». Pochi attimi, immobili alla fine della partita, ad ascoltare le parole scavate di rughe, e di fronte un uomo, di quelli che avresti voluto conoscere da piccolo per crescere, o da adulto, per poter crescere ancora, che alza in alto le braccia, con una sciarpa biancoceleste al collo, e ride. I giardini di Marzo si vestono di nuovi colori. Fuori dalla storia per una settimana, fuori dal tempo, impegnati a confrontarsi con ansia e tremore, coraggio segreto e orgoglio laziale, centinaia di sguardi non lo dimenticheranno, mentre salta sotto la Curva Nord. Rimaniamo ancora fuori dal tempo: "Che anno è? Che giorno è?". "È una buona domenica, grazie".
NON PARLIAMONE PIÙ - "E la sera al telefono tu mi chiedevi, perchè non parli?" La settimana terribile del post-Palermo è stata seppellita dalla vittoria contro la Fiorentina, lavata e purificata dal Derby della maturità. Una partita che altri giocatori, in altre stagioni, in altri tempi, avrebbero perso, o pareggiato nella migliore delle ipotesi, mentre quel che oggi ha mostrato la squadra in campo è anche segno di una frattura sanata, tra tecnico e società, risultata agli occhi dei tifosi indecifrabile, oscena, incomprensibile alla luce dei risultati ottenuti, delle prestazioni gettate sul campo con orgoglio. Tutto dimenticato, tutto gettato alle spalle. "Se mi aiuti son certo che ne verrò fuori", e Reja ne è venuto fuori, eccome: "Ci sono stati degli scambi di opinioni poi ci siamo chiariti, cosa che non era avvenuta qualche giorno prima. Al rientro dalla Spagna mi sono incontrato con il presidente e con la squadra, abbiamo chiarito certe situazioni. Abbiamo deciso di continuare da qui fino alla fine del campionato ed anche in futuro. Per quanto riguarda il presidente, mi ha già dimostrato fiducia e mi ha detto "Mister, lei è l'allenatore attuale e lo sarà anche dopo". Ci sentiamo giornalmente sia con lui che con Tare il rapporto penso quindi che continui da qui alla fine del campionato e forse anche dopo".  Il carretto passava, e quell'uomo gridava gelati. Tutto il sapore di quel che è passato, in questa canzone di Battisti, e se non senti il sapore di passato, nelle parole di Reja, allora non lo sentirai mai, neppure nelle note libere di una canzone. Il paradosso raggiunse il massimo nella ricerca spasmodica dell'allenatore, il rapido giro di consultazioni, con un certo Reja ancora sulla panchina, forte del terzo posto, arroccato nell'affetto dei tifosi biancocelesti. I giardini di Marzo si vestono di nuovi colori, le rughe profonde del mister si frantumano in un sorriso rilassato, quando parla di Zola, papabile nuova guida biancoceleste: "Ci sono state situazioni di cui abbiamo già parlato. Vedute diverse, non ho accettato questo modo di esternare anche forse a ragione da parte del presidente, del direttore sportivo e della dirigenza. Ero anche un po’ arrabbiato per la sconfitta di Palermo. Zola? Non ho nessun tipo di problema, le notizie girano e sapete bene quali sono i movimenti ma io sono di una serenità e di una fermezza che mi rende molto deciso. Sono anche capace di fare passi indietro, Gianfranco è un mio amico, ci siamo sentiti e sapevo benissimo che il Presidente dovesse prendere dei contatti qualora io me ne fossi andato. Sarei contento se lui venisse sulla panchina della Lazio, spero più tardi possibile. Lui è giovane, io sono vecchio ma posso ancora fare dieci anni da allenatore. Con Gianfranco abbiamo un ottimo rapporto. Se lascio la casa a Zola? No, perché sono in albergo[ride]".
QUESTA GENTE MI PORTA IN PARADISO - Essere fuori dal tempo, a Roma, pochi secondi dopo il derby, il secondo vinto in stagione. "Le mie mani, come vedi, non tremano più", le emergenze, gli infortuni, le debàcle non contano più, tutto siede ordinato, e sfocato, sullo sfondo dell'Olimpico. Sulle gradinate, lo spettacolo è doppio, straniante, evidentemente schizofrenico: un popolo in festa, e una maggioranza spettrale, che abbandona piano i propri seggiolini, umiliata in casa propria. E sopra, cieli immensi, e immenso amore: "Ogni gara dobbiamo cercare di vincerla. Siamo spesso e volentieri in emergenza. Tutte le volte che vado a pescare le seconde linee va bene. Oggi Scaloni e Garrido hanno fatto una grande prestazione e dobbiamo fargli solo i complimenti. Bisogna guardare avanti. Mi piace andare a fari spenti e ci sarà da lottare fino alla fine. Devo fare i complimenti alla squadra, anche perché vincere due derby in stagione non è facile, sono orgoglioso di allenare questa compagine ed evidentemente questa rosa è molto forte". La chiave della gara è tutta nel coraggio del pressing alto, asfissiante sui giocatori della Roma, grintoso fino allo spasmo, la contrazione rapidissima di muscoli in corsa, ad azzannare, interrompere le manovre avversarie. Ma il gol del vantaggio, in tutti e due i casi, ha smorzato la rabbia, la determinazione, anche Reja ha avvertito questo pericolo, da allenatore esperto non voleva lasciare ai giallorossi le occasioni per pareggiare, immeritatamente:"Nell’intervallo ho detto che questo tipo di atteggiamento non andava. Per come ho preparato la gara, ho detto che bisognava cercare ad andare a pressare alti, soprattutto su De Rossi e Heinze. Le volte che abbiamo usato questo tipo di atteggiamento, abbiamo conquistato la palla e siamo ripartiti. Non abbiamo però giocatori particolarmente veloci che possono attaccare lo spazio, e allora bisogna andare dentro per manovre. Sul 2 a 1 dovevamo chiudere la partita, avevamo avuto 3 palle gol nel secondo tempo. Quando giochi poi in superiorità numerica un po’ di sufficienza viene". Ma quello che conta è altro. Il coraggio di vincere, quello adesso c'è. La Lazio ha trasformato l'aria che respira il tifoso biancoceleste in una boccata di felicità: vincere a Roma, non è come vincere altrove, battere la Roma, non è come vincere altre squadre, e Reja ci tiene a sottolineare la parola chiave del post-partita,"intenso""Abbiamo vinto la gara ed è questo quello che conta. Vincere il derby a Roma è qualcosa di particolarmente intenso. Sono qui da due anni e so cosa significhi. Adesso non dovrei avere problemi per qualche mese [ride], i tifosi mi stanno sostenendo molto, il pubblico è sempre drammatico, pessimista, le critiche sono all'ordine del giorno, ma queste mi fanno bene, mi danno stimoli sia a me che alla squadra e i risultati si vedono. Questa gente mi sta portando in Paradiso, mi auguro di centrare l'obiettivo Champions che sarebbe motivo di grande soddisfazione". Questa gente mi porta in paradiso, si sente profumo di cielo, viste ancora, ed ancora le immagini del derby vinto scorrere, pensieri e parole rivolti alla settimana passata, alla partita passata, alla vittoria. Questa gente mi porta in Paradiso, tifosi, e squadra, e gruppo, e collettivo:  "Una squadra dai grandi valori. Ha una prospettiva eccezionale e se maturerà potrà fare molto bene. Se riesce a imporre il suo gioco può fare molto male. Noi l'abbiamo preparata sotto questo punto di vista, noi non abbiamo chiuso la partita ma se questa è una squadra che propone gioco, questa maturità dovrà pur arrivare. Una squadra che può mettere in difficoltà chiunque".

UNO SCUDO FORTE A ROMA - E poi ancora, ancora amore, amor per te, immenso amore. Trabocca, supera anche i limiti imposti dalla lingua, dalla convenzione che ci vede ad ascoltare e capire, e Reja a parlare, lentamente, felice, entusiasta. Traboccante, e pulito, traboccante e in continua crescita, il rapporto con la piazza, con gli indomiti che hanno tenuto testa alla superiorità solo numerica della Curva Sud. Squadra e tifosi, e Reja, che fu bistrattato, che può non piacere, ma che porta a casa quel che conta, il risultato, a fare da anello: un grande vantaggio, riuscire a varcare le soglie di amore dei tifosi, ritrovarsi dentro una festa di colori ed urla di felicità.L'universo trova spazio dentro me, cieli immensi e immenso amore, e Reja a guardare lontano, oltre le difficoltà, tenendo d'occhio il suo gruppetto di uomini, che va indurendosi, va a trovare la compattezza di una falange nei momenti più cupi, più neri della sua storia stagionale. Quel che non è mai mancato, il rapporto con la squadra. Con i tifosi in un primo tempo c'erano state incomprensioni, e lo stesso dicasi per la dirigenza, con la squadra, mai: "Con i giocatori ho sempre avuto un rapporto pulito. C'è sempre stato un crescendo da quando sono arrivato, ci deve essere sempre rispetto per chi gioca e per chi non gioca. Penso che quest'anno lo spazio lo abbiano avuto tutti e questo è importante perché formare un gruppo compatto tra squadra, tecnico e società non è semplice in una piazza come Roma. Se non hai uno scudo forte non fai bene in una città come questa". Dove c'è la Curva Nord, c'è speranza. Dove c'è cuore, e entusiasmo, e tifo sfrenato, voglia di portare la squadra sulle proprie spalle, proprio quando tentenna, quando balbetta. La Curva che continua a camminare, lasciando i problemi come attori di ieri, i protagonisti ora sono altri, cieli immensi ed immenso amore. L'universo trova spazio in un solo fotogramma, la squadra che esce di nuovo dallo spogliatoio, dopo esservi entrata a fine partita, per respirare di nuovo la gioia del suo popolo. I giardini di Marzo si vestono di nuovi colori, ed è il biancoceleste a dominare in città: "Eravamo tranquilli, poi è arrivato il capitano Rocchi che mi ha detto ‘bisogna ritornare sul palco’, si può dire che oggi siamo stati grandi attori. Bisognava uscire e prendere ancora gli applausi del pubblico. Penso che sia la prima volta che succeda, almeno per quanto mi riguarda, dopo più di 30 anni che faccio questo mestiere non mi era mai capitato: ma Roma è capace anche di questo, di avvolgerti di grande affetto. Devo ringraziarli perché è stata vicina a questa squadra ed anche a me”. Un attimo, prima di proiettarci in una nuova settimana, bisogna passarlo, a guardare Reja, scavato di passione e rughe, dove corrono dolcissime le sue malinconie, le sue gioie, i suoi amori : "Non ho persone particolari se non mia moglie, che soffre sicuramente molto di più di me". Le nostre mani, le nostre voci, come vedi, non tremano più. Torniamo alla realtà: la Lazio è padrona di Roma, torniamo alla realtà, che anno è, che giorno è, questo è il tempo di vincere con te. Il coraggio di vincere, quello ancora c'è.

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